Il Sentiero degli Eroi

Capitolo 1 - PREDA E PREDATORE
ATTO 3° Il Sentiero degli Schiavi

6 Tarsakh 1479

SCENA QUARTA
Con un ultima drammatica bracciata gli eroi riuscono a risalire attraverso un camino naturale nascosto dall’oscurità della volta di terra e pietra … Un attimo prima di sentire sotto di loro il suono terrificante di uno schianto poderoso seguito dal più preoccupante stridio del legno che va in pezzi. A penzoloni lo sguardo scivola sotto i piedi, l’acqua scorrere impetuosa, mentre i corpi dei coboldi e i detriti scivolano trascinati dalla corrente, il frastuono è assordante. Inerpicandosi a fatica nel cubicolo, il gruppo si aiuta vicendevolmente mentre sopra le loro teste un rivolo d’acqua nera e limacciosa piove copioso. Issati oltre il varco che si trova sulla sommità ed i compagni emergono nel buio fetido di un ampio tunnel di pietra tagliato in due da un sudicio canale di scolo. Inequivocabilmente hanno infine terminato la propria fuga in una fogna. Cigolii lontani e versi anche più osceni echeggiano tra le pareti, amplificati e distorti, mentre con aria preoccupata Tyron fissa il corso d’acqua lurida precipitare nel baratro da dove sono arrivati. La rocambolesca fuga degli avventurieri li abbandona fradici, sanguinanti e coperti di sporcizia nel lurido dedalo di tunnel sotto le strade di Luskan. Il vagabondaggio degli eroi è breve. Una luce baluginante nell’oscurità mette sul chi vive i personaggi. Dal fondo del cunicolo che hanno imboccato qualcuno o qualcosa si sta avvicinando a passo lento ed incerto. Un gruppo di banditi luskaniti si sta spostando tra i fetidi meandri delle fogne sotto la città per condurre un gruppo di schiavi presso un loro “cliente”. I banditi sono capeggiati da un carismatico Shada-Kai maestro di spada-catena conosciuto solo come Drakan. Il virtuosismo dell’impavido Tyron gli impedisce di assistere immobile a un tale scempio, nonostante l’ordine tassativo sibilato da Jago di non intervenire, così si scatena una violenta rissa nel cunicolo, che purtroppo termina con la sconfitta e cattura degli eroi…

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Capitolo 1 - PREDA E PREDATORE
ATTO 3° La Stirpe dei Draghi

5 Tarsakh 1479

SCENA TERZA
La battaglia con la mostruosità è terrificante e violentissima. Le mandibole scattanti e taglienti come rasoi lacerano e strappano. Il sangue zampilla nell’oscurità della caverna punteggiando di rosso le pozze d’acqua. I feroci frinii echeggiano tra le buie volte, mentre il gruppo corre, schiva e affonda le armi nelle carni chitinose della gigantesca aberrazione. All’improvviso uno, due, tre alti fischi scuotono la battaglia. La belva si inarca sul dorso porgendo l’addome molle, ma prima che Tyron possa colpirlo a morte, altri fischi dall’oscurità volano contro il mostro. Quando il gruppo riesce a realizzare cosa sta accadendo distingue chiaramente numerosi giavellotti piantati nel corpo del colosso che urla furibondo. Grida sconquassate emergono da ogni direzione e dagli anfratti bui della sala sbucano numerose piccole creature lanciate in un’impetuosa carica. Durante la battaglia con la regina dell’alveare Kruthik la fuga repentina della bestia per scampare alla morte, dalle caverne allagate, innesca una serie di drammatici eventi. Il cunicolo scavato dal mostro per fuggire danneggia gravemente la struttura delle caverne facendo irrompere la sezione sotterranea del fiume Mirar nel complesso. Il crollo delle travi di legno che sostengono il soffitto marcescente dei cunicoli crea zattere improvvisate da sfruttare come mezzi di fortuna per fuggire dalla furia del fiume. I coboldi presi dal panico vengono travolti dalle acque e solo i più scaltri riescono a sfruttare le tavole galleggianti. E’ l’inizio di una teatrale corsa sulle rapide tra gli stretti passaggi dei Corridoi Oscuri del Sottosuolo, la ricerca affannosa di scampo dalla forza prorompente delle acque e dal furore sanguinario dei coboldi.

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Capitolo 1 - PREDA E PREDATORE
ATTO 3° Nel Ventre Oscuro della Terra

4 Tarsakh 1479

SCENA SECONDA
L’eco dello sgocciolio dell’acqua avvolge le sale che procedono nell’oscurità. L’odore di terra bagnata, e il fetore di escrementi, permea l’aria densa di questo dedalo di caverne. La luce naturale, tremula, proviene esclusivamente dal riverbero, sotto il pelo delle pozze d’acqua, delle ampie chiazze di muschio fluorescente. Quando il gruppo oltrepassa uno stretto passaggio, uno squarcio vivo della roccia, si ritrova stretto su di una sporgenza a picco su un’irregolare lago sotterraneo diviso in molte pozze di grandezze differenti che fungono da affluenti. La caverna è piuttosto ampia e costellata da numerose formazioni rocciose, stalattiti e stalagmiti. La sala è semibuia e una lugubre fluorescenza di un verde malevolo vibra nell’aria. Lentamente, aiutati da Tyron e poi Balnazaar, Vidalian e Hadarai iniziano la discesa, seguiti poi dai compagni, sfruttando i pochi appigli fornitivi dalle rocce aguzze. Quando giungono sul fondo l’aria gelida che corre tra le imponenti colonne di pietra calcarea lambisce i volti attoniti, sibilando. Gli stivali affondano incerti nell’acqua stagnante avanzando a passi misurati per oltrepassare la sala centrale della caverna. Piccoli cerchi d’acqua cingono i piedi segno di un eco non lontano proveniente dalla superficie. Uno dopo l’altro, sempre più vicini. Piccoli frammenti di terra precipitano dall’oscurità della volta invisibile della grotta, poi le ombre stesse sembrano contorcersi nel soffitto buio prima che una sagoma sgraziata e deforme piombi sugli atterriti compagni, accompagnata da una pioggia di terra e roccia. Gli oscuri cunicoli che si snodano per decine di Km nel sottosuolo del Luruar, fanno parte della sezione conosciuta come Upperdark e, sono il rifugio di terribili e spaventose creature uscite dagli incubi più inenarrabili, nonché il luogo di caccia prediletto da alcune bande di drow reietti fuggiti al giogo delle loro città fortezza sotterranee. Il senso di spaesamento diviene terrore puro nel cuore degli eroi quando questi realizzano di essere braccati da un predatore sconosciuto. L’inaspettato intervento di un gruppo di razziatori coboldi permette di scampare all’agguato del Signore dell’Alveare Kruthik venuto per vendicarsi sugli invasori del nido. Nei pressi di un complesso di grotte allagate si consuma una strenua lotta contro la gigantesca aberrazione, ma gli umanoidi non sono giunti in soccorso del gruppo…Presi nel mezzo del caos della battaglia i PG si trovano a doversi difendere su due pericolosi fronti.

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Capitolo 1 - PREDA E PREDATORE
ATTO 3° Predatori Implacabili

31 Ches 1479

SCENA PRIMA
La battaglia nelle profondità della torre è furibonda, lame affilate e lampi infuocati dardeggiano tra gli effluvi dei vapori che trasprirano dalla terra squarciata dalla Cicatrice della Piaga. Tarakus è un avversario formidabile e i vapori nefitici sembrano rispondere alla sua volontà come fossero un’estensione della sua anima nera. Uno dopo l’altro gli eroici compagni cadono dinanzi all’oscura potenza del mago, ma qualcosa di portentoso accade, qualcosa di antico e sopito dona l’ultimo slancio a Tyron, che con rapidità felina afferra la sua fida spada e con un colpo netto spicca la testa del folle incantatore… All’improvviso una scossa tellurica scuote sin nelle fondamenta la torre. Le torce avvampano d’un tratto risplendendo in un’innaturale luce azzurra brillante ed accecante. Si drizzano i peli sulle braccia e il sudore scorre gelido sotto gli abiti e le armature. Un calore istantaneo avvolge il volto di Tyron che portandosi la mano al viso avverte il tocco caldo e fluido del sangue che scivola dal naso. La vista si annebbia e in breve il mondo di Vidalian diviene tenebra. I suoni cominciano ad aumentare d’intensità, un leggero fischio diventa un urlo assordante che fa cadere in ginocchio Hadarai. L’odore pungente dell’aria elettrica perfora le narici di Balnazaar, penetrando nelle narici, il fetore si tramuta in profumo, gli effluvi del fumo piacevole fragranza, poi tutto svanisce lasciando dietro di se solo l’inerte odore della cenere prima e il vuoto poi. Gli eroi vengono sbalzati in aria e ricadono pesantemente sbattendo violentemente sul pavimento di scuro alabastro. La torre sembra contorcersi, agitarsi, divincolarsi da una stretta antica di secoli, prendendo vita e intrappolandoii nel suo ventre di pietra. La sconfitta del folle arcanista innesca una serie di eventi a catena che portano alla parziale riattivazione, e al successivo crollo di sprofondamento della torre del Golem Invisibile. Tyron, Balnazaar, Vidalian e Hadarai vengono trascinati contro la loro volontà nel sottosuolo sottostante l’edificio all’interno di quella che sembra essere un’ampia caverna isolata e attraversata in ogni direzione da aperture e tunnel. La grotta è antica e imbrattata di liquami, ammorbata da un disgustoso odore di decomposizione e marcescenza. L’antro è divenuto la tana e il deposito alimentare di un alveare di Kruthik.

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Capitolo 1 - PREDA E PREDATORE
ATTO 2° Eterni Maledetti

31 Ches 1479

SCENA TERZA
Il profilo distorto e agonizzante della struttura di pietra fusa si staglia contro gli alberi e il cielo proiettando un’ombra cupa ed inquietante. Tutto intorno la torre sono cresciuti, rigogliosi, rampicanti e viticci che sembrano voler strangolare l’edificio nel vano tentativo di trascinarlo nelle profondità del sottosuolo. In parte, forse, le piante sono riuscite nel loro intento visto che la torre è parzialmente sprofondata nel dissesto del terreno che ha ceduto sotto di essa. Uno stretto varco si apre su di un fianco permettendo l’accesso dall’esterno, mentre ma è certezza che nei livelli superiori non ci siano passaggi o finestre; il che fa presumere che il luogo sia immerso nel buio. L’aria è elettrica e la sensazione generale che viene trasmessa da questo luogo è di malessere e disagio.
Tarakus Arthelis è stato un devoto servitore della oramai defunta divinità della magia, Mystra. Tuttavia all’atto dell’omicidio della dea e con il conseguente scatenarsi della Piaga Magica egli stesso è rimasto esposto in prima persona agli effetti del disastro magico subendone i terrificanti effetti e, a tutti gli effetti, impazzendo. Lo studioso ha così perpetrato, nelle profondità di questo luogo dimenticato dagli dei e dagli uomini stessi, orribili esperimenti arcani sfruttando la fonte di potere inesauribile fornitagli da una Cicatrice della Piaga. Tarakus ha così letteralmente modellato e fuso corpi di uomini e animali (I Grigi) modificandoli profondamente, esponendoli direttamente alla fonte magica. Il risultato finale sono state le orripilanti creature quadrupedi dell’ombra che si aggiravano per l’accampamento e gli ancor più mostruosi umanoidi non morti affrontati valorosamente da Tyron, Balnazaar, Vidalian e Hadarai. Purtroppo lo sforzo per salvare la vita del mentore Arelican si è rivelata vana nel momento in cui Tyron stesso ha scoperto che il folle mago aveva adoperato lo stesso trattamento sull’anziano. Nella foga della lotta, carico di amarezza e rimpianti, il condottiero cormyreano, ha combattuto contro il proprio maestro e quando Tarakus stesso si è dato alla fuga nei sotterranei della torre, Tyron ha giurato vendetta contro tale abominio.

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Capitolo 1 - PREDA E PREDATORE
ATTO 2° I Grigi

30 Ches 1479

SCENA SECONDA
La ricerca spasmodica delle tracce lasciate dalle belve che li hanno assaliti, porta gli eroi nel cuore fitto e buio del bosco. Abeti, alte betulle e faggi innevati fissano immoti mentre Tyron, Balnazaar, Vidalian e Hadarai scivolano tra le ombre di questo silenzioso luogo. L’odore della resina è forte e pungente, a tratti talmente intenso da coprirne completamente ogni altro, quasi a voler mascherare la reale essenza di questa zona. Le frasche e i rami oscillano sinuosi sospinti da una leggera brezza proveniente da nord, le ombre scorrono e si mescolano sotto i piedi seguendo i voleri della luce schiava delle braccia delle piante. Dal folto emerge indistinto l’eco del verso di qualche volatile notturno che s’interrompe di colpo non appena si tendete l’orecchio per comprenderne la direzione, seguito dal crocchio secco del legno. Gli avventurieri sono inequivocabilmente soli, ma hanno la spiacevole impressione di non essere graditi ospiti qui … Sulle tracce delle creature che li hanno aggrediti, nell’eroico quanto avventato tentativo di salvare Arelican, gli eroi giungono ne pressi di una struttura nascosta nel fitto del bosco dei Respiri Rubati. Tra le vecchie rovine di quello che era un accampamento di guerra Netherese risalente al 1469 CV si erge una costruzione oblunga e contorta. L’unica parte del complesso apparentemente rimasta semi intatta e non intaccata dal tempo. L’edificio sembra parzialmente interrato, sprofondato nel terreno circostante, assomiglia in maniera piuttosto verosimile ad una mastodontica mano di pietra spalancata alla sua sommità, e la realtà non è poi così lontana dal sembrante. La struttura è la parte emersa di un complesso più ampio occultato nel terreno sottostante: un immenso golem da guerra dell’impero delle Tenebre, impiegato come fortezza nascosta durante il conflitto con le Marche d’Argento nel secolo precedente.

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Capitolo 1 - PREDA E PREDATORE
ATTO 2° Cacciatori Solitari

29 Ches 1479

SCENA PRIMA
La lenta discesa verso il guado del fiume è difficoltosa, la terra stessa è infida e più e più volte il gruppo si trova in difficoltà sulle placche ghiacciate di pietra che affiorano oltre il terreno. La neve, con il suo tocco gelido, cinge le caviglie bagnando e inzuppando gli stivali che in breve divengono rigidi e fredde lastre di marmo. Tutto intorno solo il silenzio delle montagne e il leggero scalpiccio affrettato sulla neve fresca. Un vento tagliente scende dai monti arruffando i capelli e scompigliando i cappucci calcati in testa. L’odore vuoto del ghiaccio e del nevischio riempiono l’aria, la luce del sole scivola a tratti tra le nuvole gonfie accecando in un fastidioso riverbero bianco e lattiginoso. Quando si riesce ad intravedere il guado immerso in una leggera foschia proveniente dai boschi circostanti, il sole concede l’ultimo sguardo prima di svanire alle spalle delle montagne torreggianti. Gli eroi giungono sulle rive del guado alla biforcazione del fiume Mirar, indolenziti, infreddoliti e dispersi. Approntato un riparo per la notte che si avvicina, tutti cercano di trovare speranza nelle calde parole di Tyron. Al calare delle tenebre l’assalto di mostruose belve simili a ferali lupi deformi accompagnati da un’ancora più lugubre fluorescenza azzurra scuote l’accampamento mettendo in pericolo le vite di tutti. Mastro Arelican al termine della battaglia è svanito, le sue urla si perdono nel fitto del bosco scuro…

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ATTO 1° Guardare al passato
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Capitolo 1 - PREDA E PREDATORE
ATTO 1° L'attacco del wyrm

26 Ches 1479

SCENA TERZA
L’attacco del wyrm è devastante. Giunge silenzioso come la valanga, eppure la sua furia non ha nulla di naturale. Dilania, sbrana ed uccide qualunque creatura gli si trovi alla sua portata. Gli eroi dal canto loro si possono ritenere relativamente fortunati nell’essere franati nel crepaccio sottostante, lontani dalle feroci attenzioni della bestia. Per loro purtroppo i problemi non sono terminati. Il sacerdote coboldo al seguito del wyrm, Hissh, infatti è intenzionato ad offrire al proprio imponente padrone un pasto di tutto rispetto. Nel momento in cui il caos della battaglia di superficie sembra cessare ecco che l’infimo servitore scaglia l’ancestrale belva dei ghiacci all’indirizzo degli avventurieri. La lotta è furibonda, selvaggia, sanguinaria. Lo stoico coraggio di Tyron permette ai compagni Balnazaar, Hadarai e Vidalian di contrastrare il mostro con tutta la potenza e la magia di cui dispongono, senza esclusione di colpi. Come un martello che batte l’incudine arroventata dall’acciaio molle, l’ascia del tiefling baluginana nell’oscurità del crepaccio, più e più volte squarciando il muso del drago. Le fauci sanguinano ricolme di icore azzurro limpido come il ghiaccio stesso. I rapidi fendenti di Vidalian sono lampi che accecano ed infine la strategia vincente di Hadarai fa piombare la belva fuori dalle pareti a cui si era solidamente aggrappata, precipitando. Le urla di terrore si mischiano all’agonia del ghiaccio che va in frantumi. Yedrastalix è stato sconfitta.

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ATTO 1° L'inizio della storia

23 Ches 1479

SCENA SECONDA
Ogni storia ha il suo principio, ogni racconto la sua introduzione. E la vita è come un libro, ne voltiamo una pagina aspettandoci il prosieguo e scopriamo invece una facciata bianca. Incerti e perplessi scorriamo rapidi le pagine successive, vuote. Tornando indietro vediamo sbiadire l’inchiostro e all’improvviso tutto quello che ci sembrava chiaro e preciso diviene confuso ed impercettibile.

[FLASHBACK] Il tintinnare dei bicchieri e il vocio soffocato oltre gli spessi vetri adombrati dal fumo della locanda “Il Lupo Selvaggio” ad Easthaven sono gli unici suoni che permeano l’aria, di questa cittadina immersa in una sempiterna nevicata. Più in lontananza l’urlo sordo del vento che fischia tra i monti è foriero di una bufera mai cessata e nuovamente in arrivo. Il freddo fa battere i denti ai pochi audaci che hanno l’ardire di uscire all’aperto durante le ore che seguono immediatamente il primo pomeriggio, quando il sole inizia il suo lento declino. Il contrasto con l’interno della taverna è evidente, i volti degli avventori che si appropinquano s’arrossano e molti si scuotono via la brina adagiata sui loro abiti. In mezzo alla sala due uomini abbigliati con gli abiti tipici dei montanari stanno intrattenendo una conversazione piuttosto rumorosa e impegnata con alcuni mercanti. In un angolo della sala, rannicchiato ed assonnato, Hadarai, l’eladrin di Easthaven, fissa annoiato i due rumorosi avventori lanciando maliziosi sorrisi di malsopportazione per cotanto disturbo. Dinanzi il fuoco ravvivato, dalla legna secca scoppiettante, del caminetto, l’imponente sagoma di Balnazaar torreggia nell’irrisoria speranza di scaldare le tozze mani callose. Il tiefling soffia e sbuffa quando per l’ennesima la porta della taverna si spalanca spingendo dentro il gelo. Sulla soglia la figura esile ed seminascosta dalla bufera di Vidalian fa la sua comparsa, chiudendosi immediatamente la porta alle spalle. Mentre Tyron e Arelican consumano un pasto caldo a base di stufato di cervo e patate arrosto, il timido volto della cameriera indugia per più di un attimo sul capo chino del ragazzo. “Posso portarvi altro Alito di Ghiaccio signori? ” – esordisce la ragazza.

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